Gianfranco Zavanella

Presidente

Presidente

Dal 1° maggio 2024 Gianfranco è ufficialmente in pensione, ha passato il testimone come Direttore Generale ma rimane in carica ancora come Presidente. Una lunga carriera al servizio della nostra Cooperativa Sociale, con momenti difficili e traguardi gloriosi, sempre con lo sguardo rivolto alle persone e al benessere della comunità.

Una lungimirante incoscienza

Veronese doc, nato a Borgo Roma e trasferitosi in Valdonega, Gianfranco è sposato e ha due figli grandi, oltre ad altri figli e nipoti “acquisiti” in tanti anni di casa-famiglia.

Il suo arrivo nel mondo calabriano ha seguito una via tortuosa, per nulla scontata perché Gianfranco, dopo il servizio militare, era convinto di intraprendere la libera professione di termotecnico. Invece nel 1985 viene chiamato dall’allora Direttore del Centro Professionale Don Calabria in via Roveggia, che gli propone di diventare insegnante nel settore meccanico. Lo stipendio previsto non è alto e avrebbe a che fare con allievi con varie disabilità, un’esperienza nuova anche per Gianfranco: cosa lo spinge ad accettare? Non lo sa, ma oggi è contento di essere stato un po’ “incosciente” e di avere detto sì.

A quel tempo il Centro di Lavoro, fondato nel 1975 dalla volontà di don Antonio Mazzi, era ancora allo stato embrionale ed era una cooperativa di produzione: una grande stanza dove una cinquantina di ragazzi disabili svolgeva attività di cartotecnica, assemblaggio, inscatolamento per aziende esterne che affidavano delle commesse. Erano lavori estremamente ripetitivi che non richiedevano grandi competenze, ma l’obiettivo era un altro, ovvero che questi ragazzi si sentissero parte di un contesto produttivo e quindi della società. Le famiglie erano sollevate nel vedere i loro figli uscire la mattina per andare al lavoro in un ambiente accogliente.

Obiettivi aziendali e sguardo alle persone: questo è stato l’imprinting della nostra Cooperativa, sviluppatasi poi come un’impresa. 

Una famiglia per tanti 

Nel 1988 Gianfranco sposa Roberta, una ragazza che studia per diventare assistente sociale e gravita già nell’Opera Don Calabria. È qui che conoscono don Mazzi, fondatore della Cooperativa e loro maestro spirituale fino al matrimonio. Il sacerdote propone alla coppia di accogliere minori a rischio: anche questa volta la risposta è “incosciente” ma affermativa, e per oltre vent’anni Gianfranco e Roberta gestiscono una casa-famiglia a Verona.

Gli anni ’90 si aprono con la terza scelta “folle”: accettare la Direzione della Cooperativa. Le cooperative sociali sono state riconosciute giuridicamente con la legge n. 381 del 1991 e al suo ingresso come direttore Gianfranco trova un Centro di Lavoro con bilancio profondamente in rosso. Lui non ha alcuna esperienza di come si conduce un’azienda e la situazione finanziaria è tragica: riuscite a immaginare cosa voglia dire un buco di 800 milioni di lire nel 1990? Gli assunti sono solo 7 e nell’ufficio del neo Direttore lavora già Marilisa, che si occupa della contabilità.

La Cooperativa riparte

Gianfranco si ritrova imprenditore all’improvviso. Lui e i colleghi si rimboccano le maniche e, un passo alla volta, riportano in pista la Cooperativa. Fino al 2010 c’è stato un periodo di grande crescita, la crisi doveva ancora arrivare e l’obiettivo era assumere persone. In quegli anni arrivano Fabio, Riccardo, Concetta, ancora oggi punti di riferimento dei settori amministrativo e produttivo.

In quegli anni il tessuto sociale è favorevole, c’è molto ascolto da parte delle aziende che affidano commissioni al Centro di Lavoro, così si avviano delle partnership feconde. Come l’attività di data entry per la Società Autostrade e per Unicredit, pensata per dare impiego a persone rimaste invalide dopo un incidente e che coinvolge una dozzina di ragazzi. Si apre il Parco Ausili, riprende la collaborazione con il carcere di Montorio e si avvia in sordina il settore pulizie, che raggiungerà col tempo un grande volume di lavoro. Arriva anche la richiesta di avviare il CUP dell’Azienda Ospedaliera di Verona, gestito dalla Cooperativa per vent’anni.

I numeri che ci interessano

Nel 2010 arriva la vera crisi. Alcune importanti commissioni vengono meno e il lavoro di data entry diminuisce drasticamente: ancora una volta bisogna ripartire con i bandi di gara e cercare di non licenziare nessuno. 

Ma guardando indietro Gianfranco è soddisfatto perché, nonostante i tempi duri, la Cooperativa è riuscita – a volte molto, a volte poco – sempre a crescere. Ogni anno c’è stato un miglioramento anche piccolo rispetto al precedente, in termini di fatturato ma soprattutto di persone occupate. Perché sono questi i numeri che ci interessano, no?

La forza della Cooperativa è proprio questa: sapersi reinventare. Iniziativa dopo iniziativa, progetto dopo progetto, con molta flessibilità, accettando le sconfitte ma anche le vittorie.

Il clima che si respira

È orgoglioso Gianfranco. «Orgoglioso di aver potuto, nel bene e nel male, far sì che tante famiglie trovassero nella Cooperativa un mezzo di sostentamento. Lo scopo vero era riuscire a creare benessere, che non è una cosa da poco, perché il benessere non è solo la quantità di denaro ma è anche il clima che si respira. E ovviamente le persone pensano a quello, non solo allo stipendio. Quindi penso che l’obiettivo sia stato raggiunto». 

Perché uno da solo, in una struttura come questa, non fa nulla. Non basta essere presidente o avere qualche carica importante, serve un gioco di squadra. E la squadra fortunatamente c’è: chi fatica di più, chi fa un po’ meglio, eppure in tutti questi anni nessun collega si è mai lamentato. «È un equilibrio unico, è la capacità di aiutarsi a vicenda come una famiglia. E se uno riesce a generare benefici attraverso il proprio lavoro, la Cooperativa li usa per sostenere altri settori che stanno crescendo». Nelle cooperative sociali questo si fa, si ridistribuisce il valore.

Un patrimonio di tanti

All’inizio della sua carriera Gianfranco sapeva già di non essere fatto per il lavoro dipendente. La Cooperativa, capitata nella sua vita per caso, è stato lo strumento più bello che la Provvidenza potesse dargli. 

«Si tratta sì di fare economia, ma questa economia è al servizio di chi è meno fortunato. La Cooperativa mi ha permesso di esprimermi, ho potuto fare quello che volevo su una proprietà non personale, ma su un patrimonio di tanti». E si può dire che l’abbia fatto al meglio.