Paola Padovani

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Paola è nata a Nogara e oggi abita a Legnago col marito, due figlie di quattordici e vent’anni, cinque gatti. 

Ogni giorno impiega un’ora per arrivare in via Gardesane e una per tornare a casa.

La sua vera passione sono i libri, perché attraverso di essi ogni persona legge se stessa. Un amore tanto profondo che ha portato Paola a diventare vice-presidente de “La Tela di Leo”, associazione di Legnago che promuove la lettura e l’amore per i libri, in particolare tra i bambini. 

La parte di ascolto

Dopo il liceo scientifico ha studiato Scienze Politiche a Bologna, percorso che le è piaciuto moltissimo.

Dopo la laurea ha iniziato il praticantato in uno studio di consulenza del lavoro, dove è rimasta nove anni per poi passare in altri studi nell’ambito della gestione del personale.

Nel 2005 c’è stato un primo sussulto nella vita lavorativa di Paola: nonostante la sua professione avesse a che fare con le risorse umane, sentiva la mancanza della parte fondamentale di ascolto e aiuto alla persona. 

Ha quindi preso un periodo sabbatico di sei mesi per fare uno stage presso il Centro Antiviolenza Petra di Verona e presso la Comunità dei Giovani di Verona. Sono state entrambe esperienze forti e formative per Paola, che ha capito di voler dare qualcosa in più.

Il Counselling e le persone

Il cambiamento radicale, però, è arrivato solo nel 2016 con la scuola di Counselling presso il Centro Camilliano di Formazione di Verona: un corso triennale e un tirocinio molto intenso fatto di colloqui con adolescenti e adulti, a Verona, Legnago e a Bovolone. Per ottenere il diploma di Counsellor Paola ha scritto una tesi sul “Bookcounselling”, un metodo che unisce le sue due grandi passioni, i libri e l’ascolto attivo.

Il terzo colpo di scena in questa storia risale a maggio 2020: a quasi cinquant’anni e in pieno lockdown Paola è stata assunta nella nostra Cooperativa Sociale come responsabile dell’ufficio Gestione con le persone, supportata da Silvana. Qui si è fatta subito notare per la sua competenza e l’approccio alla persona, inserendosi in brevissimo tempo nel Comitato d’indirizzo e poi anche nel CdA della Cooperativa, un incarico di responsabilità che l’ha resa molto orgogliosa.

La prima donna a capo della Cooperativa

Eppure il meglio deve ancora arrivare: dal 1° maggio 2024, con il ritiro in pensione di Gianfranco Zavanella, il nuovo Direttore Generale è proprio Paola Padovani. I membri del Comitato hanno scelto lei per le sue doti relazionali e la visione strategica. Se lo aspettava Paola? Un po’ sì, ma, soprattutto, ha capito che in questo ruolo potrebbe esprimersi ancora di più, lo sente come un abito comodo.

Il percorso di scelta del nuovo Direttore non ha creato competizione, anzi ha contribuito a rafforzare il gruppo direttivo, confermando la visione della Cooperativa per cui ognuno di noi può contare sugli altri.

Infatti Paola teme di non avere abbastanza competenze tecniche, ma sa anche di avere al fianco persone di grande esperienza: prima di tutti Gianfranco, che resterà in qualità di Presidente e che la accompagnerà nei primi tempi di questo nuovo entusiasmante percorso.

Conciliante e decisa

Assunta in un momento critico e prima donna a capo della Cooperativa: da “ultima arrivata”, come dice lei, Paola si guarda indietro e si accorge con soddisfazione di averne fatta tanta di strada, superando i traguardi più rosei che aveva immaginato. 

E se guarda avanti? Vede tanto impegno per fare crescere ancora la Cooperativa Sociale, mantenendo la rotta tracciata da Gianfranco con il quale si è raggiunto il numero di 250 dipendenti.

In questi quattro anni da socia e in quest’ultimo da membro del CdA, Paola ha scoperto in sé delle caratteristiche che non sospettava di avere, come l’essere una persona conciliante ed empatica, ma capace di prendere una decisione quando serve. Due qualità fondamentali per essere una vera guida.


Gianfranco Zavanella

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Professione

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Dal 1° maggio 2024 Gianfranco è ufficialmente in pensione, ha passato il testimone come Direttore Generale ma rimane in carica ancora come Presidente. Una lunga carriera al servizio della nostra Cooperativa Sociale, con momenti difficili e traguardi gloriosi, sempre con lo sguardo rivolto alle persone e al benessere della comunità.

Una lungimirante incoscienza

Veronese doc, nato a Borgo Roma e trasferitosi in Valdonega, Gianfranco è sposato e ha due figli grandi, oltre ad altri figli e nipoti “acquisiti” in tanti anni di casa-famiglia.

Il suo arrivo nel mondo calabriano ha seguito una via tortuosa, per nulla scontata perché Gianfranco, dopo il servizio militare, era convinto di intraprendere la libera professione di termotecnico. Invece nel 1985 viene chiamato dall’allora Direttore del Centro Professionale Don Calabria in via Roveggia, che gli propone di diventare insegnante nel settore meccanico. Lo stipendio previsto non è alto e avrebbe a che fare con allievi con varie disabilità, un’esperienza nuova anche per Gianfranco: cosa lo spinge ad accettare? Non lo sa, ma oggi è contento di essere stato un po’ “incosciente” e di avere detto sì.

A quel tempo il Centro di Lavoro, fondato nel 1975 dalla volontà di don Antonio Mazzi, era ancora allo stato embrionale ed era una cooperativa di produzione: una grande stanza dove una cinquantina di ragazzi disabili svolgeva attività di cartotecnica, assemblaggio, inscatolamento per aziende esterne che affidavano delle commesse. Erano lavori estremamente ripetitivi che non richiedevano grandi competenze, ma l’obiettivo era un altro, ovvero che questi ragazzi si sentissero parte di un contesto produttivo e quindi della società. Le famiglie erano sollevate nel vedere i loro figli uscire la mattina per andare al lavoro in un ambiente accogliente.

Obiettivi aziendali e sguardo alle persone: questo è stato l’imprinting della nostra Cooperativa, sviluppatasi poi come un’impresa. 

Una famiglia per tanti 

Nel 1988 Gianfranco sposa Roberta, una ragazza che studia per diventare assistente sociale e gravita già nell’Opera Don Calabria. È qui che conoscono don Mazzi, fondatore della Cooperativa e loro maestro spirituale fino al matrimonio. Il sacerdote propone alla coppia di accogliere minori a rischio: anche questa volta la risposta è “incosciente” ma affermativa, e per oltre vent’anni Gianfranco e Roberta gestiscono una casa-famiglia a Verona.

Gli anni ’90 si aprono con la terza scelta “folle”: accettare la Direzione della Cooperativa. Le cooperative sociali sono state riconosciute giuridicamente con la legge n. 381 del 1991 e al suo ingresso come direttore Gianfranco trova un Centro di Lavoro con bilancio profondamente in rosso. Lui non ha alcuna esperienza di come si conduce un’azienda e la situazione finanziaria è tragica: riuscite a immaginare cosa voglia dire un buco di 800 milioni di lire nel 1990? Gli assunti sono solo 7 e nell’ufficio del neo Direttore lavora già Marilisa, che si occupa della contabilità.

La Cooperativa riparte

Gianfranco si ritrova imprenditore all’improvviso. Lui e i colleghi si rimboccano le maniche e, un passo alla volta, riportano in pista la Cooperativa. Fino al 2010 c’è stato un periodo di grande crescita, la crisi doveva ancora arrivare e l’obiettivo era assumere persone. In quegli anni arrivano Fabio, Riccardo, Concetta, ancora oggi punti di riferimento dei settori amministrativo e produttivo.

In quegli anni il tessuto sociale è favorevole, c’è molto ascolto da parte delle aziende che affidano commissioni al Centro di Lavoro, così si avviano delle partnership feconde. Come l’attività di data entry per la Società Autostrade e per Unicredit, pensata per dare impiego a persone rimaste invalide dopo un incidente e che coinvolge una dozzina di ragazzi. Si apre il Parco Ausili, riprende la collaborazione con il carcere di Montorio e si avvia in sordina il settore pulizie, che raggiungerà col tempo un grande volume di lavoro. Arriva anche la richiesta di avviare il CUP dell’Azienda Ospedaliera di Verona, gestito dalla Cooperativa per vent’anni.

I numeri che ci interessano

Nel 2010 arriva la vera crisi. Alcune importanti commissioni vengono meno e il lavoro di data entry diminuisce drasticamente: ancora una volta bisogna ripartire con i bandi di gara e cercare di non licenziare nessuno. 

Ma guardando indietro Gianfranco è soddisfatto perché, nonostante i tempi duri, la Cooperativa è riuscita – a volte molto, a volte poco – sempre a crescere. Ogni anno c’è stato un miglioramento anche piccolo rispetto al precedente, in termini di fatturato ma soprattutto di persone occupate. Perché sono questi i numeri che ci interessano, no?

La forza della Cooperativa è proprio questa: sapersi reinventare. Iniziativa dopo iniziativa, progetto dopo progetto, con molta flessibilità, accettando le sconfitte ma anche le vittorie.

Il clima che si respira

È orgoglioso Gianfranco. «Orgoglioso di aver potuto, nel bene e nel male, far sì che tante famiglie trovassero nella Cooperativa un mezzo di sostentamento. Lo scopo vero era riuscire a creare benessere, che non è una cosa da poco, perché il benessere non è solo la quantità di denaro ma è anche il clima che si respira. E ovviamente le persone pensano a quello, non solo allo stipendio. Quindi penso che l’obiettivo sia stato raggiunto». 

Perché uno da solo, in una struttura come questa, non fa nulla. Non basta essere presidente o avere qualche carica importante, serve un gioco di squadra. E la squadra fortunatamente c’è: chi fatica di più, chi fa un po’ meglio, eppure in tutti questi anni nessun collega si è mai lamentato. «È un equilibrio unico, è la capacità di aiutarsi a vicenda come una famiglia. E se uno riesce a generare benefici attraverso il proprio lavoro, la Cooperativa li usa per sostenere altri settori che stanno crescendo». Nelle cooperative sociali questo si fa, si ridistribuisce il valore.

Un patrimonio di tanti

All’inizio della sua carriera Gianfranco sapeva già di non essere fatto per il lavoro dipendente. La Cooperativa, capitata nella sua vita per caso, è stato lo strumento più bello che la Provvidenza potesse dargli. 

«Si tratta sì di fare economia, ma questa economia è al servizio di chi è meno fortunato. La Cooperativa mi ha permesso di esprimermi, ho potuto fare quello che volevo su una proprietà non personale, ma su un patrimonio di tanti». E si può dire che l’abbia fatto al meglio.


Simone Desideri

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A quasi cinquant’anni, Simone sostiene di stare molto meglio ora rispetto a quando era più giovane. Abita a Santa Lucia con i genitori anche se vorrebbe, in futuro, vivere per conto suo. Con sua sorella e una piccola compagnia di amici va ogni settimana a vedere l’Hellas Verona di cui è un grande tifoso, ma ama soprattutto camminare: gli piacerebbe trovare altre persone con la stessa passione, per passeggiare in compagnia e andare più lontano.

Tra lasagne e buon umore

Circa un anno e mezzo fa Simone è stato assunto tramite art. 14 nello stabilimento Giovanni Rana a San Giovanni Lupatoto (VR), dopo un percorso di inserimento lavorativo nel settore Assemblaggio e al Civico 21 della nostra Cooperativa. Ora tutte le mattine da lunedì a venerdì è in magazzino a controllare lotti e a riempire scatole di tortellini, lasagne e sughi. Questo lavoro lo soddisfa perché fa attività diverse, anche se quando deve confrontare i codici al computer è un po’ ansioso di sbagliare.

Ma non è da solo, attorno a lui ci sono altri cinque colleghi e colleghe a cui è affezionato e alla mattina, anche se un po’ addormentato, va a lavorare contento. Ha imparato che ci sono giorni storti, ma anche che bisogna avere pazienza, dare una mano ai colleghi quando passano dei momenti difficili, restare positivi e andare avanti.

Credere in quello che fai

Simone è felice che la Cooperativa gli abbia rinnovato il contratto perché fare il magazziniere da Giovanni Rana gli piace molto, per di più in un ambiente così confortevole. Il suo motto di vita? “Credere sempre nel lavoro che fai”. Anche se si tratta di contare le confezioni di tortellini.


Rosetta Beverari

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Adora il mare, Venezia, l’enigmistica e lavorare all’uncinetto. Rosetta abita a Zevio (VR), è sposata e ha due figli grandi.

Oggi è la responsabile del settore pulizie della Cooperativa e prima di arrivare qui ha lavorato come addetta pulizie al Policlinico di Verona, prima, e all’Istituto di assistenza anziani Villa Monga, poi. Ma l’ambiente della casa di riposo la intristiva troppo e così, durante il periodo di maternità, si è messa a cercare un nuovo impiego.

Pazienza e umanità

Nel 2002 il Centro di Lavoro Don Calabria stava aprendo un nuovo ramo di occupazione per le donne: in quell’anno Rosetta è entrata nella Cooperativa e ha iniziato a fare le pulizie nella sede di via Roveggia, affiancata da una ragazza appena uscita dal carcere. 

Il primo impatto lavorativo è stato di disagio: Rosetta non aveva mai avuto a che fare con lo svantaggio sociale e la disabilità, aveva paura di non riuscire ad affrontare delle situazioni più grandi di lei. Ma il potere delle relazioni umane è fortissimo e dopo un primo momento di titubanza la tensione si è allentata. «Entri a far parte di questo mondo e lo ami», confessa con un sorriso.

Il mondo del sociale non è di certo facile e Rosetta è cosciente che, per avere a che fare ogni giorno con persone svantaggiate, ci vogliono infinita pazienza e umanità. Qualità che non le mancano e che ha scoperto grazie alla fiducia datale fin da subito dalla Cooperativa. 

Prendersi a cuore le colleghe

In questi decenni il settore pulizie della Cooperativa è cresciuto molto: oggi conta una settantina di dipendenti, quasi tutte donne (ma qualche maschio c’è) e con una quota di persone svantaggiate. Rosetta da qualche anno non è più operativa e si occupa della gestione di un team così variegato e dislocato in molte sedi della provincia di Verona.

Oltre al lavoro quotidiano cerca di dare il meglio di sé prendendosi a cuore le colleghe, perché lei stessa sa cosa vuol dire vivere momenti difficili. Da quando conosce il mondo del sociale è riuscita ad affrontare con grinta straordinaria anche una chemioterapia.

Il bicchiere mezzo pieno

La sensibilità che Rosetta ha imparato sul luogo di lavoro se la porta “a casa”, perché la Cooperativa non è un’azienda standard e quello che offre è molto più di un impiego: se non si entra nella mentalità di chi ha bisogno è difficile resistere. Da quando lavora qui la sua visione del mondo è completamente cambiata e vede il bicchiere sempre, sempre, sempre mezzo pieno. 


Marco Cunego

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Marco si può considerare una vera istituzione, perché da quasi quarant’anni fa parte della nostra Cooperativa. Classe 1970, è il più grande di quattro fratelli e abita con i genitori ai Mulini di San Michele Extra, alle porte di Verona.

I suoi passatempi sono tranquilli, ma talvolta anche spericolati: stare in panciolle sul divano, giocare con il cellulare, così come passeggiare con il cane e scorrazzare per Velo Veronese con la bici elettrica a tre ruote. Qui in montagna aiuta il padre a fare le marmellate o nei lavori all’aria aperta, guidare il trattore, tagliare l’erba o la legna.

È questione di comunicazione

La storia di Marco inizia prima del previsto, da nato settimino. Già nei primi mesi di vita i genitori si sono accorti che qualcosa non andava come previsto: quando gli altri bambini cominciavano a stare seduti, Marco non era in grado. È stato dunque preso in carico dall’Associazione Italiana Assistenza Spastici (AIAS), dove ha fatto fisioterapia e logopedia fino ai tre anni. 

Nell’età dell’asilo è stato inserito all’Istituto Provolo per i sordomuti: qui ha imparato la lingua dei segni, ma è stato controproducente perché ha trascurato lo sviluppo della comunicazione verbale e i genitori non lo capivano più; così hanno deciso di spostarlo alla scuola materna insieme al fratellino e alla sorellina. Ha frequentato anche le elementari in una scuola “normale” a San Michele Extra, grazie a una maestra straordinaria che ha coinvolto tutta la classe nella gestione quotidiana delle esigenze di Marco. I compagni lo aiutavano a lavarsi le mani e a fare merenda, lui imparava a leggere e a contare. La sua era proprio una classe modello!

Genitori tosti

Davanti a una disabilità sorgono tante preoccupazioni, ma almeno una certezza i medici l’avevano data: Marco non avrebbe mai camminato. Invece così non è stato e verso i tredici anni è riuscito a stare in piedi, perché i suoi genitori hanno cercato fin da subito di farlo muovere, giocare con gli altri bambini, coinvolgerlo in ogni esperienza possibile. 

Marco ricorda quando in montagna, per fargli fare ginnastica, lo mettevano su una coperta nel prato ed era costretto ad alzarsi da solo per spostarsi. Oppure quando a quattro anni Santa Lucia gli ha portato un piccolo trattore per scorrazzare in lungo e in largo, con qualche preoccupazione per la mamma. E ancora, la bici a tre ruote, costruita dal papà con uno speciale sistema per cui le ruote posteriori girano simultaneamente come quelle delle auto. Non si contano le volte in cui Marco è andato al pronto soccorso per la sua guida avventurosa! 

La sfida per l’autonomia

A quattordici anni è entrato al Centro di Lavoro Don Calabria, allora situato in via Roveggia. In questi laboratori si faceva assemblaggio di carrozzine e biciclette, o rendicontazione dei biglietti della Società Autostrade. Marco non ha mai smesso di lavorare per la Cooperativa, cambiando tante mansioni e in seguito passando in via San Marco e in via Gardesane.

Inizialmente arrivava con il pulmino messo a disposizione dalla Cooperativa, ma poi il direttore Gianfranco Zavanella ha lanciato una sfida per l’autonomia: insegnargli a prendere l’autobus da solo. Una prova che Marco ha ampiamente superato, tanto che oggi è abituato a fare la tratta dai Mulini di San Michele a via Gardesane con cambio in stazione a Porta Nuova, all’andata e al ritorno. Autisti e pendolari ormai lo conoscono e sono pronti a venirgli in aiuto quando serve.

Al momento lavora tre giorni a settimana al Civico 21 in via Macello e due giorni in via Gardesane, nel laboratorio di assemblaggio: Marco preferisce stare in questo luogo perché fa un’attività che gli piace e ha più riferimenti. In poche parole, nella Cooperativa trova gli amici di una vita. 

Ci vuole calma

La vita di Marco è costellata di persone e di esperienze da cui lui non si tira mai indietro. È caparbio, spesso spericolato, ma in fondo ha un animo tranquillone. “Calma” è il suo motto: niente fretta.


Silvana Ronca

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La musica è la sua più grande passione: quando Silvana si trova a cantare con il coro si sente nel posto giusto, è la valvola di sfogo che la fa stare bene.

Silvana è di Verona, ha due figli ed è nonna. Oggi è prossima alla pensione, ma quando è arrivata alla Cooperativa nel 2007 non immaginava che la realtà del terzo settore sarebbe entrata in modo così intenso nella sua vita.

Basta volerlo

Fino ad allora lavorava in un campo completamente diverso, si occupava di pratiche auto. Nel 2007 ha perso improvvisamente l’impiego e, su suggerimento di un amico che lavorava già nella nostra Cooperativa, ha fatto domanda qui: a marzo di quell’anno era già assunta.

Inizialmente è stata inserita al centralino del CUP, per passare poi al data entry delle pratiche per Volkswagen Group e delle fatture per UniCredit, in un tempo in cui si andava a ritirare la posta a mano tutti i giorni. 

A Silvana però mancava ancora qualcosa. Ha chiesto al direttore Gianfranco Zavanella di provare un’altra attività e lui le ha proposto di aiutare Marilisa nella gestione delle risorse umane.

«Nella vita si può fare tutto, basta volerlo, anche a 60 anni» ama ripetere Silvana, che dunque dal 2011 è impiegata nell’Ufficio Gestione personale. In questi anni il lavoro è aumentato e nel frattempo è arrivata Paola come responsabile del settore.

Ricambiare il sorriso

Al suo ingresso al Centro di Lavoro Silvana non conosceva minimamente la realtà delle cooperative sociali. Questo le ha aperto un mondo, un mondo di cui oggi è orgogliosa di far parte.

Per lei il punto di forza della Cooperativa è l’attenzione alla persona, che lei stessa ha sperimentato nella crescita sul piano sia lavorativo, grazie alla possibilità di provare diverse mansioni, sia umano, imparando a gestire le fragilità personali. 

I suoi colleghi l’hanno aiutata sempre, soprattutto nei momenti più difficili e Silvana ricambia dando il proprio contributo sul lavoro: perché non c’è cosa più bella che donare e ricevere un sorriso con cui affrontare la giornata.


Matteo Brentaro

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Nato a Verona quarantatré anni fa, Matteo vive oggi a Dossobuono, un luogo vicino alla città ma vivibile grazie ai tanti spazi verdi. Tutto ciò che è movimento lo appassiona, dalla bicicletta alle camminate, passando per il windsurf che praticava in passato. Ha viaggiato molto.

Il primo contatto con il mondo calabriano è avvenuto nel 2013, quando ha iniziato come volontario nella stagione estiva al Rifugio Novezzina sul Monte Baldo, allora gestito dalla nostra Cooperativa. 

Ritmi più umani

Quando poco dopo è entrato nella sede di via Gardesane, il laboratorio alimentare ancora non esisteva. Infatti sarebbe nato l’anno dopo e Matteo, che proviene da una famiglia di ristoratori con i ritmi pressanti e frenetici tipici di questo settore, vi ha trovato una dimensione decisamente più umana e rispettosa del tempo libero.

Qui Matteo ha lavorato per otto anni, fino a quando si è cominciato a parlare di un nuovo entusiasmante progetto: un laboratorio alimentare per Coldiretti Verona, dove si producessero conserve a km zero e si valorizzasse l’aspetto umano attraverso l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Da quel momento i ritmi della cucina sono tornati a essere un po’ più sostenuti: con l’apertura della Gastronomia del Mercato e lo sviluppo del catering sociale della Bottega dello Speziale, infatti, si lavora spesso anche nei weekend; ma al contempo c’è stato un aumento di qualità che porta molti più clienti, i quali apprezzano il lavoro svolto. Insomma, insieme alla fatica sono arrivate le soddisfazioni.

Uno spazio di qualità

Matteo è nella Cooperativa da undici anni e riconosce che non è un’azienda come le altre, è come una grande famiglia che rispetta le persone con i propri ritmi. Dopo varie esperienze nella ristorazione che non lo hanno soddisfatto, l’allora direttore Gianfranco Zavanella ha riposto fiducia in lui e la Cooperativa gli ha dato uno “spazio”, ovvero un tempo libero di qualità da dedicare alle altre passioni. 

Così come Gianfranco è un punto di riferimento perché c’è sempre, anche oltre l’orario lavorativo, anche Matteo ritiene di essere stato un punto fermo nella cucina della Cooperativa nonostante i grandi cambiamenti degli ultimi anni.

Tutto questo è stato possibile grazie all’attitudine personale di Matteo, che con la convinzione che “viaggiare apre la mente” ha imparato ad adattarsi e a essere versatile, nella vita e ancor più sul lavoro.


Roberta Antonello

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Roberta abita a Sona, è sposata e ha un figlio di trentacinque anni. Una volta finita la terza media ha subito iniziato a lavorare, ma la storia con la nostra Cooperativa sociale inizia molti anni dopo, con una sostituzione maternità. 

Era il 2007 quando mandò il curriculum per lavorare come centralinista al CUP ULSS. Venne richiamata lo stesso giorno e assunta, inizialmente con un contratto a tempo determinato, passato all’indeterminato l’anno successivo.

Saper cambiare

Nel corso degli anni è diventata la responsabile del call center fino a gennaio 2023, quando l’appalto con la Cooperativa è scaduto senza rinnovo. Roberta si è trovata davanti a un bivio: seguire il call center a Cerea (VR) o svolgere una mansione diversa ma rimanendo nella Cooperativa? 

Lei ha scelto di restare, lavorando per Acque Veronesi. Immaginate di dover cambiare mestiere a sessant’anni: è stato un bel salto nel buio.

Roberta non aveva mai vissuto la quotidianità della Cooperativa, perché il call center era altrove. Invece si è trovata accolta a braccia aperte, valorizzata, si è sentita parte di una squadra dove ci si aiuta a vicenda nonostante le difficoltà di imparare un nuovo lavoro. E dire che lei non sapeva neanche accendere un computer!

Una seconda possibilità

Roberta è molto grata di aver avuto una seconda possibilità, non era scontato ricevere una proposta professionale una volta scaduto l’appalto e a soli tre anni dal pensionamento. La Cooperativa invece le ha dato ben più di un impiego, è riuscita a tirare fuori il suo potenziale che era inespresso.

Lei ricambia con tutte le energie che ha, ma per come è fatta vede più quello che riceve che quello che dà.

Si ritiene una persona fortunata: ha sempre avuto quello che voleva dalla vita e ne è consapevole.


Matteo Bertagnoli

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Matteo è nato nel 1996 a Verona, ha un fratello più piccolo e chiunque lo conosca sa del suo grande amore per la musica. I suoi cantautori preferiti? De André, Battiato, Dalla, Mia Martini e su tutti Johnny Cash, che canta e suona con la sua chitarra acustica.

Seconda solo alla musica viene la passione per la serie Casa Vianello con Sandra e Raimondo, tanto da riguardare le puntate in DVD.

Attività sempre diverse

Ha studiato contabilità all’Istituto Canossiano a San Zeno, dopodiché ha svolto varie attività, tra cui un tirocinio lavorativo alla tipografia della casa madre calabriana San Zeno in Monte: il luogo però non era adatto a Matteo, che aveva bisogno di un ambiente un po’ più protetto e per questo dopo qualche mese è stato trasferito al Civico 21 in Galleria Filippini dove è abbastanza autonomo per muoversi in autobus.

È qui da un paio d’anni, lavora dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 12.15 e qualche volta il weekend presso il Rifugio Podestaria, dove con gli altri ragazzi si occupa di sparecchiare i tavoli. 

Al Civico 21 svolge attività sempre diverse, come pulire i vasetti per le marmellate, fare la carta riciclata, pulire il laboratorio, sistemare i prodotti della Bottega dello Speziale, curare le aree verdi di Galleria Filippini e dell’Ospedale di Marzana. Se gli si chiede qual è la sua attività preferita risponde che non ne ha, fa semplicemente quello che c’è da fare con responsabilità.

Cosa fare da grande

Per il suo futuro ha un sogno: lavorare in un negozio di dischi, dove catalogare i vinili per autore. Ma a Verona di questi luoghi ce ne sono pochissimi e Matteo ha i piedi ben piantati per terra. 

Al Civico 21 si trova bene con tutti, è un ambiente bello e familiare, ma sa anche che non può “stare qui a vita”: grazie al supporto delle operatrici, la Cooperativa gli sta dando l’opportunità di imparare un mestiere e di costruirsi così un futuro.

Inoltre qui può conoscere sempre persone nuove e in passato ha anche trovato l’amore. In cambio di tutto questo Matteo dona la positività che porta dentro, per sé, per i colleghi e le operatrici.

Il suo motto di vita non poteva che ispirarsi a una canzone di Johnny Cash: “camminare sulla linea”, ovvero andare sempre avanti e mai indietro.




Lucia Dalan

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Ogni giorno viene a Verona da Padova, dove abita con il marito Romano, un cane e un gatto: Lucia è la coordinatrice per la nostra Cooperativa di Galleria Filippini, lo spazio che ospita il Mercato Coperto di Campagna Amica e dove portiamo avanti diversi progetti di inserimento lavorativo.

Tutto ciò che è creativo e manuale appassiona Lucia, dal corso di cucito per confezionarsi i vestiti in casa, alla calligrafia, alla produzione di carta, timbri… A Natale e Pasqua ama creare da sola le decorazioni e i centritavola da usare nei servizi di catering, perché sono i dettagli che fanno la differenza in questo settore.

Grandissima importanza ha poi l’impegno nel sociale: fin dall’adolescenza, infatti, ha fatto l’animatrice in parrocchia e volontariato nei campi della tossicodipendenza e della disabilità.

Dalla disabilità alla ristorazione sociale

Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione all’Università di Padova ha lavorato per la cooperativa sociale TE.SO.RI., seguendo l’inserimento di ragazzi svantaggiati nel laboratorio di assemblaggio. Da questa realtà, poi, è nata una “costola” che si concentrava sulla ristorazione sociale e sull’inserimento lavorativo di giovani con disabilità in un contesto protetto: il ristorante Pane Nero a Villa del Conte (PD).

In un momento di crisi del progetto, però, Lucia e il marito chef hanno dovuto prendere una decisione: provarci ancora o cercare altrove? L’occasione è arrivata da Gianfranco Zavanella, che ha offerto loro di continuare a gestire il ristorante per conto della Cooperativa Sociale Centro di Lavoro San Giovanni Calabria. Per quattro anni hanno portato avanti con sudore ma tante soddisfazioni questo luogo immerso nella campagna veneta, il cui valore aggiunto erano i ragazzi con disabilità che lavoravano in cucina e in sala.

Gastronomia e catering dello Speziale

Nel 2022, sempre da Zavanella è arrivata una nuova stimolante proposta: venire a Verona per gestire la Gastronomia del Mercato, il nuovo progetto ristorativo della Cooperativa in Galleria Filippini. A Lucia e Romano l’idea è piaciuta subito e hanno scelto di fare il grande passo, sia perché sono più vicini alla sede della Cooperativa, sia perché possono collaborare con Coldiretti e avere contatto con i produttori locali.

In Galleria Filippini lo chef Romano progetta i menù e cucina, mentre Lucia coordina tutto il resto: preventivi, fornitori, clienti, personale, turni, burocrazia e tutti i piccoli problemi quotidiani. Non solo per la programmazione settimanale del servizio d’asporto della Gastronomia, ma anche per gli eventi organizzati al Mercato Coperto Coldiretti e soprattutto per il catering sociale della Bottega dello Speziale promosso dalla nostra Cooperativa. Lucia ha la gestione di cinque persone – di cui due inserimenti protetti – e di altre collaboratrici esterne quando il servizio di catering lo richiede: un lavoro che necessita di tanta pazienza ed energia, ma che lei svolge sempre al massimo. 

Fare sempre le cose al meglio

Ovviamente Lucia non è sola in questa avventura e sentire che dietro c’è il supporto della Cooperativa la aiuta ad affrontare serenamente anche i momenti critici. Ma questo non la spinge ad adagiarsi, anzi! 

Nel catering ci tiene a creare un ambiente in cui la gente stia bene e a dare un servizio ‘unico’, diverso dagli altri e che venga scelto proprio per questo. Il suo motto infatti è sempre “fai le cose come vorresti che fossero fatte a te”. Nel lavoro sì, ma anche nella vita.