Simone Desideri

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A quasi cinquant’anni, Simone sostiene di stare molto meglio ora rispetto a quando era più giovane. Abita a Santa Lucia con i genitori anche se vorrebbe, in futuro, vivere per conto suo. Con sua sorella e una piccola compagnia di amici va ogni settimana a vedere l’Hellas Verona di cui è un grande tifoso, ma ama soprattutto camminare: gli piacerebbe trovare altre persone con la stessa passione, per passeggiare in compagnia e andare più lontano.

Tra lasagne e buon umore

Circa un anno e mezzo fa Simone è stato assunto tramite art. 14 nello stabilimento Giovanni Rana a San Giovanni Lupatoto (VR), dopo un percorso di inserimento lavorativo nel settore Assemblaggio e al Civico 21 della nostra Cooperativa. Ora tutte le mattine da lunedì a venerdì è in magazzino a controllare lotti e a riempire scatole di tortellini, lasagne e sughi. Questo lavoro lo soddisfa perché fa attività diverse, anche se quando deve confrontare i codici al computer è un po’ ansioso di sbagliare.

Ma non è da solo, attorno a lui ci sono altri cinque colleghi e colleghe a cui è affezionato e alla mattina, anche se un po’ addormentato, va a lavorare contento. Ha imparato che ci sono giorni storti, ma anche che bisogna avere pazienza, dare una mano ai colleghi quando passano dei momenti difficili, restare positivi e andare avanti.

Credere in quello che fai

Simone è felice che la Cooperativa gli abbia rinnovato il contratto perché fare il magazziniere da Giovanni Rana gli piace molto, per di più in un ambiente così confortevole. Il suo motto di vita? “Credere sempre nel lavoro che fai”. Anche se si tratta di contare le confezioni di tortellini.


Rosetta Beverari

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Adora il mare, Venezia, l’enigmistica e lavorare all’uncinetto. Rosetta abita a Zevio (VR), è sposata e ha due figli grandi.

Oggi è la responsabile del settore pulizie della Cooperativa e prima di arrivare qui ha lavorato come addetta pulizie al Policlinico di Verona, prima, e all’Istituto di assistenza anziani Villa Monga, poi. Ma l’ambiente della casa di riposo la intristiva troppo e così, durante il periodo di maternità, si è messa a cercare un nuovo impiego.

Pazienza e umanità

Nel 2002 il Centro di Lavoro Don Calabria stava aprendo un nuovo ramo di occupazione per le donne: in quell’anno Rosetta è entrata nella Cooperativa e ha iniziato a fare le pulizie nella sede di via Roveggia, affiancata da una ragazza appena uscita dal carcere. 

Il primo impatto lavorativo è stato di disagio: Rosetta non aveva mai avuto a che fare con lo svantaggio sociale e la disabilità, aveva paura di non riuscire ad affrontare delle situazioni più grandi di lei. Ma il potere delle relazioni umane è fortissimo e dopo un primo momento di titubanza la tensione si è allentata. «Entri a far parte di questo mondo e lo ami», confessa con un sorriso.

Il mondo del sociale non è di certo facile e Rosetta è cosciente che, per avere a che fare ogni giorno con persone svantaggiate, ci vogliono infinita pazienza e umanità. Qualità che non le mancano e che ha scoperto grazie alla fiducia datale fin da subito dalla Cooperativa. 

Prendersi a cuore le colleghe

In questi decenni il settore pulizie della Cooperativa è cresciuto molto: oggi conta una settantina di dipendenti, quasi tutte donne (ma qualche maschio c’è) e con una quota di persone svantaggiate. Rosetta da qualche anno non è più operativa e si occupa della gestione di un team così variegato e dislocato in molte sedi della provincia di Verona.

Oltre al lavoro quotidiano cerca di dare il meglio di sé prendendosi a cuore le colleghe, perché lei stessa sa cosa vuol dire vivere momenti difficili. Da quando conosce il mondo del sociale è riuscita ad affrontare con grinta straordinaria anche una chemioterapia.

Il bicchiere mezzo pieno

La sensibilità che Rosetta ha imparato sul luogo di lavoro se la porta “a casa”, perché la Cooperativa non è un’azienda standard e quello che offre è molto più di un impiego: se non si entra nella mentalità di chi ha bisogno è difficile resistere. Da quando lavora qui la sua visione del mondo è completamente cambiata e vede il bicchiere sempre, sempre, sempre mezzo pieno. 


Marco Cunego

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Marco si può considerare una vera istituzione, perché da quasi quarant’anni fa parte della nostra Cooperativa. Classe 1970, è il più grande di quattro fratelli e abita con i genitori ai Mulini di San Michele Extra, alle porte di Verona.

I suoi passatempi sono tranquilli, ma talvolta anche spericolati: stare in panciolle sul divano, giocare con il cellulare, così come passeggiare con il cane e scorrazzare per Velo Veronese con la bici elettrica a tre ruote. Qui in montagna aiuta il padre a fare le marmellate o nei lavori all’aria aperta, guidare il trattore, tagliare l’erba o la legna.

È questione di comunicazione

La storia di Marco inizia prima del previsto, da nato settimino. Già nei primi mesi di vita i genitori si sono accorti che qualcosa non andava come previsto: quando gli altri bambini cominciavano a stare seduti, Marco non era in grado. È stato dunque preso in carico dall’Associazione Italiana Assistenza Spastici (AIAS), dove ha fatto fisioterapia e logopedia fino ai tre anni. 

Nell’età dell’asilo è stato inserito all’Istituto Provolo per i sordomuti: qui ha imparato la lingua dei segni, ma è stato controproducente perché ha trascurato lo sviluppo della comunicazione verbale e i genitori non lo capivano più; così hanno deciso di spostarlo alla scuola materna insieme al fratellino e alla sorellina. Ha frequentato anche le elementari in una scuola “normale” a San Michele Extra, grazie a una maestra straordinaria che ha coinvolto tutta la classe nella gestione quotidiana delle esigenze di Marco. I compagni lo aiutavano a lavarsi le mani e a fare merenda, lui imparava a leggere e a contare. La sua era proprio una classe modello!

Genitori tosti

Davanti a una disabilità sorgono tante preoccupazioni, ma almeno una certezza i medici l’avevano data: Marco non avrebbe mai camminato. Invece così non è stato e verso i tredici anni è riuscito a stare in piedi, perché i suoi genitori hanno cercato fin da subito di farlo muovere, giocare con gli altri bambini, coinvolgerlo in ogni esperienza possibile. 

Marco ricorda quando in montagna, per fargli fare ginnastica, lo mettevano su una coperta nel prato ed era costretto ad alzarsi da solo per spostarsi. Oppure quando a quattro anni Santa Lucia gli ha portato un piccolo trattore per scorrazzare in lungo e in largo, con qualche preoccupazione per la mamma. E ancora, la bici a tre ruote, costruita dal papà con uno speciale sistema per cui le ruote posteriori girano simultaneamente come quelle delle auto. Non si contano le volte in cui Marco è andato al pronto soccorso per la sua guida avventurosa! 

La sfida per l’autonomia

A quattordici anni è entrato al Centro di Lavoro Don Calabria, allora situato in via Roveggia. In questi laboratori si faceva assemblaggio di carrozzine e biciclette, o rendicontazione dei biglietti della Società Autostrade. Marco non ha mai smesso di lavorare per la Cooperativa, cambiando tante mansioni e in seguito passando in via San Marco e in via Gardesane.

Inizialmente arrivava con il pulmino messo a disposizione dalla Cooperativa, ma poi il direttore Gianfranco Zavanella ha lanciato una sfida per l’autonomia: insegnargli a prendere l’autobus da solo. Una prova che Marco ha ampiamente superato, tanto che oggi è abituato a fare la tratta dai Mulini di San Michele a via Gardesane con cambio in stazione a Porta Nuova, all’andata e al ritorno. Autisti e pendolari ormai lo conoscono e sono pronti a venirgli in aiuto quando serve.

Al momento lavora tre giorni a settimana al Civico 21 in via Macello e due giorni in via Gardesane, nel laboratorio di assemblaggio: Marco preferisce stare in questo luogo perché fa un’attività che gli piace e ha più riferimenti. In poche parole, nella Cooperativa trova gli amici di una vita. 

Ci vuole calma

La vita di Marco è costellata di persone e di esperienze da cui lui non si tira mai indietro. È caparbio, spesso spericolato, ma in fondo ha un animo tranquillone. “Calma” è il suo motto: niente fretta.


Silvana Ronca

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La musica è la sua più grande passione: quando Silvana si trova a cantare con il coro si sente nel posto giusto, è la valvola di sfogo che la fa stare bene.

Silvana è di Verona, ha due figli ed è nonna. Oggi è prossima alla pensione, ma quando è arrivata alla Cooperativa nel 2007 non immaginava che la realtà del terzo settore sarebbe entrata in modo così intenso nella sua vita.

Basta volerlo

Fino ad allora lavorava in un campo completamente diverso, si occupava di pratiche auto. Nel 2007 ha perso improvvisamente l’impiego e, su suggerimento di un amico che lavorava già nella nostra Cooperativa, ha fatto domanda qui: a marzo di quell’anno era già assunta.

Inizialmente è stata inserita al centralino del CUP, per passare poi al data entry delle pratiche per Volkswagen Group e delle fatture per UniCredit, in un tempo in cui si andava a ritirare la posta a mano tutti i giorni. 

A Silvana però mancava ancora qualcosa. Ha chiesto al direttore Gianfranco Zavanella di provare un’altra attività e lui le ha proposto di aiutare Marilisa nella gestione delle risorse umane.

«Nella vita si può fare tutto, basta volerlo, anche a 60 anni» ama ripetere Silvana, che dunque dal 2011 è impiegata nell’Ufficio Gestione personale. In questi anni il lavoro è aumentato e nel frattempo è arrivata Paola come responsabile del settore.

Ricambiare il sorriso

Al suo ingresso al Centro di Lavoro Silvana non conosceva minimamente la realtà delle cooperative sociali. Questo le ha aperto un mondo, un mondo di cui oggi è orgogliosa di far parte.

Per lei il punto di forza della Cooperativa è l’attenzione alla persona, che lei stessa ha sperimentato nella crescita sul piano sia lavorativo, grazie alla possibilità di provare diverse mansioni, sia umano, imparando a gestire le fragilità personali. 

I suoi colleghi l’hanno aiutata sempre, soprattutto nei momenti più difficili e Silvana ricambia dando il proprio contributo sul lavoro: perché non c’è cosa più bella che donare e ricevere un sorriso con cui affrontare la giornata.


Matteo Brentaro

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Nato a Verona quarantatré anni fa, Matteo vive oggi a Dossobuono, un luogo vicino alla città ma vivibile grazie ai tanti spazi verdi. Tutto ciò che è movimento lo appassiona, dalla bicicletta alle camminate, passando per il windsurf che praticava in passato. Ha viaggiato molto.

Il primo contatto con il mondo calabriano è avvenuto nel 2013, quando ha iniziato come volontario nella stagione estiva al Rifugio Novezzina sul Monte Baldo, allora gestito dalla nostra Cooperativa. 

Ritmi più umani

Quando poco dopo è entrato nella sede di via Gardesane, il laboratorio alimentare ancora non esisteva. Infatti sarebbe nato l’anno dopo e Matteo, che proviene da una famiglia di ristoratori con i ritmi pressanti e frenetici tipici di questo settore, vi ha trovato una dimensione decisamente più umana e rispettosa del tempo libero.

Qui Matteo ha lavorato per otto anni, fino a quando si è cominciato a parlare di un nuovo entusiasmante progetto: un laboratorio alimentare per Coldiretti Verona, dove si producessero conserve a km zero e si valorizzasse l’aspetto umano attraverso l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Da quel momento i ritmi della cucina sono tornati a essere un po’ più sostenuti: con l’apertura della Gastronomia del Mercato e lo sviluppo del catering sociale della Bottega dello Speziale, infatti, si lavora spesso anche nei weekend; ma al contempo c’è stato un aumento di qualità che porta molti più clienti, i quali apprezzano il lavoro svolto. Insomma, insieme alla fatica sono arrivate le soddisfazioni.

Uno spazio di qualità

Matteo è nella Cooperativa da undici anni e riconosce che non è un’azienda come le altre, è come una grande famiglia che rispetta le persone con i propri ritmi. Dopo varie esperienze nella ristorazione che non lo hanno soddisfatto, l’allora direttore Gianfranco Zavanella ha riposto fiducia in lui e la Cooperativa gli ha dato uno “spazio”, ovvero un tempo libero di qualità da dedicare alle altre passioni. 

Così come Gianfranco è un punto di riferimento perché c’è sempre, anche oltre l’orario lavorativo, anche Matteo ritiene di essere stato un punto fermo nella cucina della Cooperativa nonostante i grandi cambiamenti degli ultimi anni.

Tutto questo è stato possibile grazie all’attitudine personale di Matteo, che con la convinzione che “viaggiare apre la mente” ha imparato ad adattarsi e a essere versatile, nella vita e ancor più sul lavoro.


Roberta Antonello

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Roberta abita a Sona, è sposata e ha un figlio di trentacinque anni. Una volta finita la terza media ha subito iniziato a lavorare, ma la storia con la nostra Cooperativa sociale inizia molti anni dopo, con una sostituzione maternità. 

Era il 2007 quando mandò il curriculum per lavorare come centralinista al CUP ULSS. Venne richiamata lo stesso giorno e assunta, inizialmente con un contratto a tempo determinato, passato all’indeterminato l’anno successivo.

Saper cambiare

Nel corso degli anni è diventata la responsabile del call center fino a gennaio 2023, quando l’appalto con la Cooperativa è scaduto senza rinnovo. Roberta si è trovata davanti a un bivio: seguire il call center a Cerea (VR) o svolgere una mansione diversa ma rimanendo nella Cooperativa? 

Lei ha scelto di restare, lavorando per Acque Veronesi. Immaginate di dover cambiare mestiere a sessant’anni: è stato un bel salto nel buio.

Roberta non aveva mai vissuto la quotidianità della Cooperativa, perché il call center era altrove. Invece si è trovata accolta a braccia aperte, valorizzata, si è sentita parte di una squadra dove ci si aiuta a vicenda nonostante le difficoltà di imparare un nuovo lavoro. E dire che lei non sapeva neanche accendere un computer!

Una seconda possibilità

Roberta è molto grata di aver avuto una seconda possibilità, non era scontato ricevere una proposta professionale una volta scaduto l’appalto e a soli tre anni dal pensionamento. La Cooperativa invece le ha dato ben più di un impiego, è riuscita a tirare fuori il suo potenziale che era inespresso.

Lei ricambia con tutte le energie che ha, ma per come è fatta vede più quello che riceve che quello che dà.

Si ritiene una persona fortunata: ha sempre avuto quello che voleva dalla vita e ne è consapevole.


Matteo Bertagnoli

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Matteo è nato nel 1996 a Verona, ha un fratello più piccolo e chiunque lo conosca sa del suo grande amore per la musica. I suoi cantautori preferiti? De André, Battiato, Dalla, Mia Martini e su tutti Johnny Cash, che canta e suona con la sua chitarra acustica.

Seconda solo alla musica viene la passione per la serie Casa Vianello con Sandra e Raimondo, tanto da riguardare le puntate in DVD.

Attività sempre diverse

Ha studiato contabilità all’Istituto Canossiano a San Zeno, dopodiché ha svolto varie attività, tra cui un tirocinio lavorativo alla tipografia della casa madre calabriana San Zeno in Monte: il luogo però non era adatto a Matteo, che aveva bisogno di un ambiente un po’ più protetto e per questo dopo qualche mese è stato trasferito al Civico 21 in Galleria Filippini dove è abbastanza autonomo per muoversi in autobus.

È qui da un paio d’anni, lavora dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 12.15 e qualche volta il weekend presso il Rifugio Podestaria, dove con gli altri ragazzi si occupa di sparecchiare i tavoli. 

Al Civico 21 svolge attività sempre diverse, come pulire i vasetti per le marmellate, fare la carta riciclata, pulire il laboratorio, sistemare i prodotti della Bottega dello Speziale, curare le aree verdi di Galleria Filippini e dell’Ospedale di Marzana. Se gli si chiede qual è la sua attività preferita risponde che non ne ha, fa semplicemente quello che c’è da fare con responsabilità.

Cosa fare da grande

Per il suo futuro ha un sogno: lavorare in un negozio di dischi, dove catalogare i vinili per autore. Ma a Verona di questi luoghi ce ne sono pochissimi e Matteo ha i piedi ben piantati per terra. 

Al Civico 21 si trova bene con tutti, è un ambiente bello e familiare, ma sa anche che non può “stare qui a vita”: grazie al supporto delle operatrici, la Cooperativa gli sta dando l’opportunità di imparare un mestiere e di costruirsi così un futuro.

Inoltre qui può conoscere sempre persone nuove e in passato ha anche trovato l’amore. In cambio di tutto questo Matteo dona la positività che porta dentro, per sé, per i colleghi e le operatrici.

Il suo motto di vita non poteva che ispirarsi a una canzone di Johnny Cash: “camminare sulla linea”, ovvero andare sempre avanti e mai indietro.




Lucia Dalan

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Ogni giorno viene a Verona da Padova, dove abita con il marito Romano, un cane e un gatto: Lucia è la coordinatrice per la nostra Cooperativa di Galleria Filippini, lo spazio che ospita il Mercato Coperto di Campagna Amica e dove portiamo avanti diversi progetti di inserimento lavorativo.

Tutto ciò che è creativo e manuale appassiona Lucia, dal corso di cucito per confezionarsi i vestiti in casa, alla calligrafia, alla produzione di carta, timbri… A Natale e Pasqua ama creare da sola le decorazioni e i centritavola da usare nei servizi di catering, perché sono i dettagli che fanno la differenza in questo settore.

Grandissima importanza ha poi l’impegno nel sociale: fin dall’adolescenza, infatti, ha fatto l’animatrice in parrocchia e volontariato nei campi della tossicodipendenza e della disabilità.

Dalla disabilità alla ristorazione sociale

Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione all’Università di Padova ha lavorato per la cooperativa sociale TE.SO.RI., seguendo l’inserimento di ragazzi svantaggiati nel laboratorio di assemblaggio. Da questa realtà, poi, è nata una “costola” che si concentrava sulla ristorazione sociale e sull’inserimento lavorativo di giovani con disabilità in un contesto protetto: il ristorante Pane Nero a Villa del Conte (PD).

In un momento di crisi del progetto, però, Lucia e il marito chef hanno dovuto prendere una decisione: provarci ancora o cercare altrove? L’occasione è arrivata da Gianfranco Zavanella, che ha offerto loro di continuare a gestire il ristorante per conto della Cooperativa Sociale Centro di Lavoro San Giovanni Calabria. Per quattro anni hanno portato avanti con sudore ma tante soddisfazioni questo luogo immerso nella campagna veneta, il cui valore aggiunto erano i ragazzi con disabilità che lavoravano in cucina e in sala.

Gastronomia e catering dello Speziale

Nel 2022, sempre da Zavanella è arrivata una nuova stimolante proposta: venire a Verona per gestire la Gastronomia del Mercato, il nuovo progetto ristorativo della Cooperativa in Galleria Filippini. A Lucia e Romano l’idea è piaciuta subito e hanno scelto di fare il grande passo, sia perché sono più vicini alla sede della Cooperativa, sia perché possono collaborare con Coldiretti e avere contatto con i produttori locali.

In Galleria Filippini lo chef Romano progetta i menù e cucina, mentre Lucia coordina tutto il resto: preventivi, fornitori, clienti, personale, turni, burocrazia e tutti i piccoli problemi quotidiani. Non solo per la programmazione settimanale del servizio d’asporto della Gastronomia, ma anche per gli eventi organizzati al Mercato Coperto Coldiretti e soprattutto per il catering sociale della Bottega dello Speziale promosso dalla nostra Cooperativa. Lucia ha la gestione di cinque persone – di cui due inserimenti protetti – e di altre collaboratrici esterne quando il servizio di catering lo richiede: un lavoro che necessita di tanta pazienza ed energia, ma che lei svolge sempre al massimo. 

Fare sempre le cose al meglio

Ovviamente Lucia non è sola in questa avventura e sentire che dietro c’è il supporto della Cooperativa la aiuta ad affrontare serenamente anche i momenti critici. Ma questo non la spinge ad adagiarsi, anzi! 

Nel catering ci tiene a creare un ambiente in cui la gente stia bene e a dare un servizio ‘unico’, diverso dagli altri e che venga scelto proprio per questo. Il suo motto infatti è sempre “fai le cose come vorresti che fossero fatte a te”. Nel lavoro sì, ma anche nella vita. 


Marco Chierico

Marco abita a San Massimo, ha 49 anni e una smodata passione per la palestra. 

Quando gli si chiede cosa fa quotidianamente nella Cooperativa, lui risponde “un po’ di tutto”: ed è proprio così perché sa fare tante cose, anche saldare, grazie a 16 anni di esperienza alle officine Cardi. Ma soprattutto sa ascoltare e aiutare i colleghi in difficoltà.

Quella di Marco non è un’assunzione qualunque, ma nasconde un bell’esempio di riscatto sociale che lui ci tiene a raccontare.

Riscatto sociale

Dopo aver commesso un reato ha dovuto scontare quattro anni nel carcere di Montorio. «Il carcere è bruttissimo» dice, «ma ho cercato di darmi da fare e così ho sempre lavorato». Mancano pochi mesi al termine della sua detenzione, ora domiciliare, e da febbraio 2023 lavora nel reparto Assemblaggio della Cooperativa.

La vicenda personale di Marco testimonia bene cosa significa il reinserimento in società: per lui il lavoro nella Cooperativa è un’occasione pienamente riuscita, tanto che vorrebbe rimanere anche una volta che sarà tornato in libertà.

Con i colleghi del reparto – e non solo – si trova benissimo, non potrebbe chiedere di meglio. Si è sentito accolto fin da subito senza giudizio e da parte sua si rende sempre disponibile a fare due chiacchiere, a dare fisicamente una mano quando serve e supporto morale a chi ne ha bisogno. 

Apprezzare le minime cose

Dal periodo in carcere Marco si porta dietro una vera lezione di vita: sa di aver fatto un errore, ma da questa esperienza ha imparato che bisogna cercare di fare tutto al meglio possibile e apprezzare ogni singolo momento, anche il più insignificante.


Sara Frigali

Nata a Montecchio di Negrar nel 1990, Sara ha studiato prima Scienze dell’Educazione all’Università di Verona e poi Antropologia Culturale a Bologna. 

Durante la laurea triennale un’esperienza di tirocinio in Senegal ha toccato profondamente la sua vita: lì dava lezioni di italiano ai giovani adulti di un villaggio a rischio desertificazione insieme a una ONG franco-senegalese, impegnata a fermare l’esodo della popolazione verso la città grazie alla costruzione di un pozzo e di piccoli atelier per lavorare il cotone. Una volta in Italia, Sara e altri ragazzi hanno dato vita all’associazione YermaNdem Onlus che continua a sostenere il villaggio africano.

Dopo un lungo periodo a Verona, oggi è tornata a vivere in Valpolicella dove fa da zia alla sua “ciurma di nipoti”. Ha una passione per il Boogie Woogie e la danza swing in generale, fa meditazione, ama scrivere e ascoltare musica dal vivo.

Una meravigliosa scoperta

Sara è un’educatrice della nostra Cooperativa. Prima di arrivare da noi, lavorava in un’altra cooperativa sociale per il supporto allo studio di ragazzi con disturbi dell’apprendimento. Mai avrebbe immaginato di finire un giorno a lavorare nel campo della disabilità… Semplicemente non ci aveva mai pensato, o credeva di non poter dare niente. 

Ma con la pandemia la sua realtà entrò in crisi e noi invece stavamo cercando una figura come la sua per gestire i progetti di inserimento lavorativo legati al laboratorio alimentare. Al colloquio di selezione parlammo a Sara della nascente Gastronomia del Mercato Coperto gestita dalla nostra Cooperativa e lei si mostrò subito entusiasta, data anche la sua passione per la cucina. 

Lavorare con la disabilità è stata una meravigliosa scoperta, perché ha trasformato il senso di inadeguatezza di Sara in un bisogno di formazione soprattutto sulla disabilità mentale.

Dietro un piccolo obiettivo c’è un lavoro enorme

Entrare nella Cooperativa è come essere accolti in un contesto familiare, dove si viene presi in considerazione per la persona che si è. Di questo Sara è convinta e ricambia la fiducia impegnandosi profondamente nel suo ruolo poliedrico: è molto di più, infatti, di una semplice educatrice, perché collabora nella gestione del laboratorio alimentare facendo collimare l’aspetto commerciale dei prodotti con la parte laboratoriale ed educativa dei ragazzi coinvolti, spaziando dall’inventario di magazzino alla comunicazione con le famiglie.

Le piace molto questo ruolo perché dà spazio alla creatività, soprattutto nel progettare percorsi di inclusione personalizzati. Ogni obiettivo anche piccolissimo nasconde dietro un impegno enorme, un lavoro di profonda conoscenza dei ragazzi e di sinergia con i colleghi della Cooperativa. A guidare Sara c’è l’aspirazione generale di creare un contesto di benessere per i ragazzi, un ambiente di qualità in cui loro stiano bene ogni giorno.

A questo proposito, il suo mantra è la calzante frase di Albert Einstein: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido”.