Matteo Brentaro

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Nato a Verona quarantatré anni fa, Matteo vive oggi a Dossobuono, un luogo vicino alla città ma vivibile grazie ai tanti spazi verdi. Tutto ciò che è movimento lo appassiona, dalla bicicletta alle camminate, passando per il windsurf che praticava in passato. Ha viaggiato molto.

Il primo contatto con il mondo calabriano è avvenuto nel 2013, quando ha iniziato come volontario nella stagione estiva al Rifugio Novezzina sul Monte Baldo, allora gestito dalla nostra Cooperativa. 

Ritmi più umani

Quando poco dopo è entrato nella sede di via Gardesane, il laboratorio alimentare ancora non esisteva. Infatti sarebbe nato l’anno dopo e Matteo, che proviene da una famiglia di ristoratori con i ritmi pressanti e frenetici tipici di questo settore, vi ha trovato una dimensione decisamente più umana e rispettosa del tempo libero.

Qui Matteo ha lavorato per otto anni, fino a quando si è cominciato a parlare di un nuovo entusiasmante progetto: un laboratorio alimentare per Coldiretti Verona, dove si producessero conserve a km zero e si valorizzasse l’aspetto umano attraverso l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Da quel momento i ritmi della cucina sono tornati a essere un po’ più sostenuti: con l’apertura della Gastronomia del Mercato e lo sviluppo del catering sociale della Bottega dello Speziale, infatti, si lavora spesso anche nei weekend; ma al contempo c’è stato un aumento di qualità che porta molti più clienti, i quali apprezzano il lavoro svolto. Insomma, insieme alla fatica sono arrivate le soddisfazioni.

Uno spazio di qualità

Matteo è nella Cooperativa da undici anni e riconosce che non è un’azienda come le altre, è come una grande famiglia che rispetta le persone con i propri ritmi. Dopo varie esperienze nella ristorazione che non lo hanno soddisfatto, l’allora direttore Gianfranco Zavanella ha riposto fiducia in lui e la Cooperativa gli ha dato uno “spazio”, ovvero un tempo libero di qualità da dedicare alle altre passioni. 

Così come Gianfranco è un punto di riferimento perché c’è sempre, anche oltre l’orario lavorativo, anche Matteo ritiene di essere stato un punto fermo nella cucina della Cooperativa nonostante i grandi cambiamenti degli ultimi anni.

Tutto questo è stato possibile grazie all’attitudine personale di Matteo, che con la convinzione che “viaggiare apre la mente” ha imparato ad adattarsi e a essere versatile, nella vita e ancor più sul lavoro.


Roberta Antonello

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Roberta abita a Sona, è sposata e ha un figlio di trentacinque anni. Una volta finita la terza media ha subito iniziato a lavorare, ma la storia con la nostra Cooperativa sociale inizia molti anni dopo, con una sostituzione maternità. 

Era il 2007 quando mandò il curriculum per lavorare come centralinista al CUP ULSS. Venne richiamata lo stesso giorno e assunta, inizialmente con un contratto a tempo determinato, passato all’indeterminato l’anno successivo.

Saper cambiare

Nel corso degli anni è diventata la responsabile del call center fino a gennaio 2023, quando l’appalto con la Cooperativa è scaduto senza rinnovo. Roberta si è trovata davanti a un bivio: seguire il call center a Cerea (VR) o svolgere una mansione diversa ma rimanendo nella Cooperativa? 

Lei ha scelto di restare, lavorando per Acque Veronesi. Immaginate di dover cambiare mestiere a sessant’anni: è stato un bel salto nel buio.

Roberta non aveva mai vissuto la quotidianità della Cooperativa, perché il call center era altrove. Invece si è trovata accolta a braccia aperte, valorizzata, si è sentita parte di una squadra dove ci si aiuta a vicenda nonostante le difficoltà di imparare un nuovo lavoro. E dire che lei non sapeva neanche accendere un computer!

Una seconda possibilità

Roberta è molto grata di aver avuto una seconda possibilità, non era scontato ricevere una proposta professionale una volta scaduto l’appalto e a soli tre anni dal pensionamento. La Cooperativa invece le ha dato ben più di un impiego, è riuscita a tirare fuori il suo potenziale che era inespresso.

Lei ricambia con tutte le energie che ha, ma per come è fatta vede più quello che riceve che quello che dà.

Si ritiene una persona fortunata: ha sempre avuto quello che voleva dalla vita e ne è consapevole.


Matteo Bertagnoli

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Matteo è nato nel 1996 a Verona, ha un fratello più piccolo e chiunque lo conosca sa del suo grande amore per la musica. I suoi cantautori preferiti? De André, Battiato, Dalla, Mia Martini e su tutti Johnny Cash, che canta e suona con la sua chitarra acustica.

Seconda solo alla musica viene la passione per la serie Casa Vianello con Sandra e Raimondo, tanto da riguardare le puntate in DVD.

Attività sempre diverse

Ha studiato contabilità all’Istituto Canossiano a San Zeno, dopodiché ha svolto varie attività, tra cui un tirocinio lavorativo alla tipografia della casa madre calabriana San Zeno in Monte: il luogo però non era adatto a Matteo, che aveva bisogno di un ambiente un po’ più protetto e per questo dopo qualche mese è stato trasferito al Civico 21 in Galleria Filippini dove è abbastanza autonomo per muoversi in autobus.

È qui da un paio d’anni, lavora dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 12.15 e qualche volta il weekend presso il Rifugio Podestaria, dove con gli altri ragazzi si occupa di sparecchiare i tavoli. 

Al Civico 21 svolge attività sempre diverse, come pulire i vasetti per le marmellate, fare la carta riciclata, pulire il laboratorio, sistemare i prodotti della Bottega dello Speziale, curare le aree verdi di Galleria Filippini e dell’Ospedale di Marzana. Se gli si chiede qual è la sua attività preferita risponde che non ne ha, fa semplicemente quello che c’è da fare con responsabilità.

Cosa fare da grande

Per il suo futuro ha un sogno: lavorare in un negozio di dischi, dove catalogare i vinili per autore. Ma a Verona di questi luoghi ce ne sono pochissimi e Matteo ha i piedi ben piantati per terra. 

Al Civico 21 si trova bene con tutti, è un ambiente bello e familiare, ma sa anche che non può “stare qui a vita”: grazie al supporto delle operatrici, la Cooperativa gli sta dando l’opportunità di imparare un mestiere e di costruirsi così un futuro.

Inoltre qui può conoscere sempre persone nuove e in passato ha anche trovato l’amore. In cambio di tutto questo Matteo dona la positività che porta dentro, per sé, per i colleghi e le operatrici.

Il suo motto di vita non poteva che ispirarsi a una canzone di Johnny Cash: “camminare sulla linea”, ovvero andare sempre avanti e mai indietro.




Lucia Dalan

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Ogni giorno viene a Verona da Padova, dove abita con il marito Romano, un cane e un gatto: Lucia è la coordinatrice per la nostra Cooperativa di Galleria Filippini, lo spazio che ospita il Mercato Coperto di Campagna Amica e dove portiamo avanti diversi progetti di inserimento lavorativo.

Tutto ciò che è creativo e manuale appassiona Lucia, dal corso di cucito per confezionarsi i vestiti in casa, alla calligrafia, alla produzione di carta, timbri… A Natale e Pasqua ama creare da sola le decorazioni e i centritavola da usare nei servizi di catering, perché sono i dettagli che fanno la differenza in questo settore.

Grandissima importanza ha poi l’impegno nel sociale: fin dall’adolescenza, infatti, ha fatto l’animatrice in parrocchia e volontariato nei campi della tossicodipendenza e della disabilità.

Dalla disabilità alla ristorazione sociale

Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione all’Università di Padova ha lavorato per la cooperativa sociale TE.SO.RI., seguendo l’inserimento di ragazzi svantaggiati nel laboratorio di assemblaggio. Da questa realtà, poi, è nata una “costola” che si concentrava sulla ristorazione sociale e sull’inserimento lavorativo di giovani con disabilità in un contesto protetto: il ristorante Pane Nero a Villa del Conte (PD).

In un momento di crisi del progetto, però, Lucia e il marito chef hanno dovuto prendere una decisione: provarci ancora o cercare altrove? L’occasione è arrivata da Gianfranco Zavanella, che ha offerto loro di continuare a gestire il ristorante per conto della Cooperativa Sociale Centro di Lavoro San Giovanni Calabria. Per quattro anni hanno portato avanti con sudore ma tante soddisfazioni questo luogo immerso nella campagna veneta, il cui valore aggiunto erano i ragazzi con disabilità che lavoravano in cucina e in sala.

Gastronomia e catering dello Speziale

Nel 2022, sempre da Zavanella è arrivata una nuova stimolante proposta: venire a Verona per gestire la Gastronomia del Mercato, il nuovo progetto ristorativo della Cooperativa in Galleria Filippini. A Lucia e Romano l’idea è piaciuta subito e hanno scelto di fare il grande passo, sia perché sono più vicini alla sede della Cooperativa, sia perché possono collaborare con Coldiretti e avere contatto con i produttori locali.

In Galleria Filippini lo chef Romano progetta i menù e cucina, mentre Lucia coordina tutto il resto: preventivi, fornitori, clienti, personale, turni, burocrazia e tutti i piccoli problemi quotidiani. Non solo per la programmazione settimanale del servizio d’asporto della Gastronomia, ma anche per gli eventi organizzati al Mercato Coperto Coldiretti e soprattutto per il catering sociale della Bottega dello Speziale promosso dalla nostra Cooperativa. Lucia ha la gestione di cinque persone – di cui due inserimenti protetti – e di altre collaboratrici esterne quando il servizio di catering lo richiede: un lavoro che necessita di tanta pazienza ed energia, ma che lei svolge sempre al massimo. 

Fare sempre le cose al meglio

Ovviamente Lucia non è sola in questa avventura e sentire che dietro c’è il supporto della Cooperativa la aiuta ad affrontare serenamente anche i momenti critici. Ma questo non la spinge ad adagiarsi, anzi! 

Nel catering ci tiene a creare un ambiente in cui la gente stia bene e a dare un servizio ‘unico’, diverso dagli altri e che venga scelto proprio per questo. Il suo motto infatti è sempre “fai le cose come vorresti che fossero fatte a te”. Nel lavoro sì, ma anche nella vita. 


Marco Chierico

Marco abita a San Massimo, ha 49 anni e una smodata passione per la palestra. 

Quando gli si chiede cosa fa quotidianamente nella Cooperativa, lui risponde “un po’ di tutto”: ed è proprio così perché sa fare tante cose, anche saldare, grazie a 16 anni di esperienza alle officine Cardi. Ma soprattutto sa ascoltare e aiutare i colleghi in difficoltà.

Quella di Marco non è un’assunzione qualunque, ma nasconde un bell’esempio di riscatto sociale che lui ci tiene a raccontare.

Riscatto sociale

Dopo aver commesso un reato ha dovuto scontare quattro anni nel carcere di Montorio. «Il carcere è bruttissimo» dice, «ma ho cercato di darmi da fare e così ho sempre lavorato». Mancano pochi mesi al termine della sua detenzione, ora domiciliare, e da febbraio 2023 lavora nel reparto Assemblaggio della Cooperativa.

La vicenda personale di Marco testimonia bene cosa significa il reinserimento in società: per lui il lavoro nella Cooperativa è un’occasione pienamente riuscita, tanto che vorrebbe rimanere anche una volta che sarà tornato in libertà.

Con i colleghi del reparto – e non solo – si trova benissimo, non potrebbe chiedere di meglio. Si è sentito accolto fin da subito senza giudizio e da parte sua si rende sempre disponibile a fare due chiacchiere, a dare fisicamente una mano quando serve e supporto morale a chi ne ha bisogno. 

Apprezzare le minime cose

Dal periodo in carcere Marco si porta dietro una vera lezione di vita: sa di aver fatto un errore, ma da questa esperienza ha imparato che bisogna cercare di fare tutto al meglio possibile e apprezzare ogni singolo momento, anche il più insignificante.


Sara Frigali

Nata a Montecchio di Negrar nel 1990, Sara ha studiato prima Scienze dell’Educazione all’Università di Verona e poi Antropologia Culturale a Bologna. 

Durante la laurea triennale un’esperienza di tirocinio in Senegal ha toccato profondamente la sua vita: lì dava lezioni di italiano ai giovani adulti di un villaggio a rischio desertificazione insieme a una ONG franco-senegalese, impegnata a fermare l’esodo della popolazione verso la città grazie alla costruzione di un pozzo e di piccoli atelier per lavorare il cotone. Una volta in Italia, Sara e altri ragazzi hanno dato vita all’associazione YermaNdem Onlus che continua a sostenere il villaggio africano.

Dopo un lungo periodo a Verona, oggi è tornata a vivere in Valpolicella dove fa da zia alla sua “ciurma di nipoti”. Ha una passione per il Boogie Woogie e la danza swing in generale, fa meditazione, ama scrivere e ascoltare musica dal vivo.

Una meravigliosa scoperta

Sara è un’educatrice della nostra Cooperativa. Prima di arrivare da noi, lavorava in un’altra cooperativa sociale per il supporto allo studio di ragazzi con disturbi dell’apprendimento. Mai avrebbe immaginato di finire un giorno a lavorare nel campo della disabilità… Semplicemente non ci aveva mai pensato, o credeva di non poter dare niente. 

Ma con la pandemia la sua realtà entrò in crisi e noi invece stavamo cercando una figura come la sua per gestire i progetti di inserimento lavorativo legati al laboratorio alimentare. Al colloquio di selezione parlammo a Sara della nascente Gastronomia del Mercato Coperto gestita dalla nostra Cooperativa e lei si mostrò subito entusiasta, data anche la sua passione per la cucina. 

Lavorare con la disabilità è stata una meravigliosa scoperta, perché ha trasformato il senso di inadeguatezza di Sara in un bisogno di formazione soprattutto sulla disabilità mentale.

Dietro un piccolo obiettivo c’è un lavoro enorme

Entrare nella Cooperativa è come essere accolti in un contesto familiare, dove si viene presi in considerazione per la persona che si è. Di questo Sara è convinta e ricambia la fiducia impegnandosi profondamente nel suo ruolo poliedrico: è molto di più, infatti, di una semplice educatrice, perché collabora nella gestione del laboratorio alimentare facendo collimare l’aspetto commerciale dei prodotti con la parte laboratoriale ed educativa dei ragazzi coinvolti, spaziando dall’inventario di magazzino alla comunicazione con le famiglie.

Le piace molto questo ruolo perché dà spazio alla creatività, soprattutto nel progettare percorsi di inclusione personalizzati. Ogni obiettivo anche piccolissimo nasconde dietro un impegno enorme, un lavoro di profonda conoscenza dei ragazzi e di sinergia con i colleghi della Cooperativa. A guidare Sara c’è l’aspirazione generale di creare un contesto di benessere per i ragazzi, un ambiente di qualità in cui loro stiano bene ogni giorno.

A questo proposito, il suo mantra è la calzante frase di Albert Einstein: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido”.


Fabio Fraccarollo

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Se lo incontri lo riconosci dagli inseparabili auricolari bianchi, con cui coordina a distanza squadre di persone: Fabio al lavoro è così, sempre presente e sempre indaffarato a risolvere qualche piccolo guaio.

Cinquantatré anni, da ventitré lavora in Cooperativa. Vive a Verona in Valdonega, ha tre figlie e una forte passione per lo sport, sia da seguire che da praticare: calcio, basket, tennis e ultimamente anche padel. D’estate ama viaggiare on the road in Europa con il camper, la sua famiglia e il cane!

Una cooperativa da sviluppare 

Il primo contatto con il mondo calabriano risale al 1997, quando inizia a insegnare matematica ed elettrotecnica nel Centro di Formazione Professionale Don Calabria in via Roveggia. Qui comincia a conoscere la sfera della disabilità, ma è nel 2000 che arriva alla Cooperativa Sociale Centro di Lavoro come addetto all’assemblaggio e con il compito di prendere in mano la gestione di quel settore: a quel tempo l’organico era composto solo da sei persone, quattro assunte e due esterne. 

Dall’anno dopo la Cooperativa comincia ad ampliarsi e a crescere esponenzialmente, fino a diventare quella grande organizzazione che conosciamo oggi. A quel periodo risale l’apertura dei settori manutenzione aree verdi e pulizie, e la collaborazione con la Camera di Commercio di Verona e la Società Autostrade per la gestione documentale.

Oggi Fabio è membro del comitato di indirizzo e responsabile dell’area tecnico-operativa, che coordina il settore assemblaggio, posa contatori di Acque Veronesi e manutenzione aree verdi, e che supervisiona Galleria Filippini con il Mercato Coperto di Verona.

Trovare la stessa energia

L’ambiente della Cooperativa è molto simile al carattere di Fabio, dinamico nel pensare e nell’agire. In questo luogo ha incontrato persone con molta voglia di fare e di raggiungere gli obiettivi, ha trovato la stessa energia e in cambio dà tutto se stesso. 

Secondo lui la Cooperativa è brava a valorizzare le risorse delle persone con cui lavora e ad andare oltre anche a caratteri che possono sembrare, ma solo in apparenza, un po’ scontrosi: in cambio riceve un grande senso di appartenenza e di responsabilità, che sono il vero motore di questa impresa sociale.

Il motto di Fabio? Per la verità sono due: «dài agli altri quello che vorresti fosse dato a te» e, neanche a dirlo, «chi si ferma è perduto»!


Marilisa Zerpelloni

Se la nostra Cooperativa fosse un bosco, Marilisa sarebbe uno degli alberi più grandi. È dal 1987, infatti, che lavora nel mondo calabriano e tra poco andrà in pensione.

Originaria di Riva del Garda, ha tre figli ormai adulti che abitano in grandi città d’Italia e fra poco conoscerà l’emozione di diventare nonna. Da molti anni vive a Pescantina, dove coltiva le sue passioni: giardinaggio, cucina, riciclo creativo; è attenta all’ambiente e all’alimentazione, e ama soprattutto viaggiare.

Prima di lavorare nel terzo settore, Marilisa era impiegata in una ditta di costruzioni edili. Nel 1987 ha seguito come segretaria per due anni dei corsi del Fondo Sociale Europeo al Centro Polifunzionale Don Calabria, dove si è trovata per la prima volta a stretto contatto con la disabilità. All’inizio era spaventata, ma in fondo le piaceva: è proprio lì che ha deciso di rimanere in quell’ambito così importante per la comunità che è il sociale.

Un punto di riferimento

La sua avventura con la Cooperativa Sociale Centro di Lavoro San Giovanni Calabria è nata ufficialmente nel 1990, e quando due anni dopo è arrivato Gianfranco Zavanella, l’attuale presidente, ha iniziato a collaborare con lui.

Socia dal 1994, oggi è segretaria di direzione e segretaria amministrativa, mentre in passato è stata anche consigliere della Cooperativa.

Un grande albero è un punto di riferimento e Marilisa lo è di certo per tutta la Cooperativa, grazie alla sua professionalità ed entusiasmo. Nel corso degli anni ha affiancato e dovuto affidare molto del suo lavoro ai colleghi, perché quando è entrata negli anni ’90 c’erano solo sei assunti e dunque lei ha vissuto la straordinaria crescita dell’organizzazione che adesso conta ben 250 dipendenti.

Scoprire la disabilità le è stato di grande aiuto e da parte sua sente di dare ascolto: di sicuro tutte le persone che ha incontrato in questi 35 anni, siano religiosi, colleghi o utenti svantaggiati, le hanno lasciato un buon ricordo e pensa di averlo lasciato a sua volta.

Ora, quasi prossima alla pensione, Marilisa si guarda indietro: può proprio ritenersi soddisfatta del suo percorso in Cooperativa. 

Con il sorriso

Il punto fermo di Marilisa è saper superare i problemi e le fatiche senza piangersi addosso e senza addossarli agli altri, ma anzi «affrontare tutto ciò che capita con il sorriso».


Riccardo Rossi

Riccardo è uno dei pilastri della nostra Cooperativa, anche se è difficile definire il suo ruolo con una parola sola. In passato ha fatto parte dell’organo di Direzione, mentre oggi è membro del Comitato di indirizzo, segue le attività di data entry per la Camera di Commercio di Verona e parte del settore servizi di Pulizie, è responsabile di area per il settore Portierato e Sorveglianza. Ha una grande passione: la musica.

Dall’architettura alle persone

Il percorso che ha portato Riccardo a lavorare per una cooperativa sociale è tortuoso e allo stesso tempo semplice. Si è laureato in Architettura con una tesi sui manicomi e i luoghi della follia: questo e il fatto di essere obiettore di coscienza sono stati i ganci inaspettati che l’hanno portato nel mondo del sociale. Nel 1993, infatti, ha svolto il servizio civile, allora obiezione di coscienza, presso “La Scintilla”, una cooperativa sociale di Isola della Scala (VR), un’esperienza che Riccardo definisce unica e speciale.

Nel 1998 ha avuto il primo contatto ufficiale con il mondo calabriano, quando è stato assunto per una collaborazione di due anni con l’Associazione Centro Studi “Opera Don Calabria” di Verona che aveva sede presso la casa madre di San Zeno in Monte: il progetto di ricerca riguardava le forme estreme di disagio giovanile, anoressia, bulimia, suicidi e tossicodipendenze nell’età dell’adolescenza. All’inizio Riccardo si doveva occupare di una ricerca di dati epidemiologici, invece poi si è ritrovato a visitare alcune comunità di recupero e realizzare in collaborazione con l’equipe di psicologi le interviste agli adolescenti. Una volta terminato il biennio di contratto, dall’Opera Don Calabria è arrivata una nuova proposta di assunzione, ma con essa anche una scelta: case famiglia o cooperativa sociale?

Una casa, una famiglia

Riccardo ha scelto la cooperativa; per la precisione, la Cooperativa Sociale Centro di Lavoro San Giovanni Calabria, dove lavora dal 2001. Il suo primo compito è stato imparare ad utilizzare il software della Camera di Commercio per l’aggiornamento delle visure camerali del Registro Imprese e seguire quindi la nascita di un nuovo laboratorio di informatica dove inserire al lavoro persone con disabilità che venivano da percorsi di riabilitazione all’interno del Centro Don Calabria.

A posteriori chissà se è stata la decisione migliore, ma è certo che la Cooperativa ha rappresentato il suo primo lavoro stabile grazie al quale poi è arrivato tutto il resto. Qui ha trovato una casa e una grande famiglia.

Quello che sa è che non avrebbe mai immaginato di lavorare con le persone, lui si immaginava architetto. Eppure questo imprevisto continua ad essere un viaggio emozionante!


Davide Righetti

Metà francese e metà italiano, Davide ha una grande memoria per le date e una profonda passione per il disegno. Ha superato la quarantina – ammette di portare bene gli anni che ha –, abita a Verona e condivide la casa con sei coinquilini, tra i quali c’è anche il suo collega Matteo.

Davide collabora con noi da ottobre 2017: fino ad ora ha avuto per lo più mansioni di assemblaggio, etichettatura e confezionamento, ma a breve si trasferirà al Laboratorio Alimentare della Cooperativa.

Si trova bene con i colleghi, specialmente quelli con cui è più facile dialogare. Sul lavoro è una persona che si adegua a ciò che c’è da fare, con dedizione e metodo: ma tra l’etichettatura e l’assemblaggio… vince l’assemblaggio a mani basse!

Davide però ama cucinare, specialmente frittate, torte di mele e di pere. Passare in cucina è dunque per lui una gioia, che lo riporta ai bei tempi in cui lavorava all’Opificio dei Sensi a San Martino Buonalbergo (VR): lì cucinava, faceva servizio bar, si occupava della lavastoviglie, curava l’orto e i vasi di fiori grazie alla sua formazione ed esperienza da florovivaista.

Un senso di meraviglia

Nella classifica dei valori più importanti nella vita, al primo posto Davide mette la felicità. Per lui è fondamentale fare cose che lo facciano sentire realizzato, come il disegno.

Ha iniziato a disegnare da grande, per scaricare le tensioni durante un momento difficile: dal 2013 non ha più smesso, ma il suo stile è un po’ cambiato nel tempo. Se prima curava molto i dettagli, oggi predilige grandi campiture di colore che rappresentano la natura e la realtà che lo circonda, in chiave vagamente espressionista. Usa prevalentemente matite e pennarelli perché sono pratici ed economici, ma vorrebbe in futuro sperimentare altre tecniche.

Davide non vuole trasmettere un messaggio particolare con i suoi disegni, perché ogni persona può ricevere un’emozione unica e diversa. Lui invece cosa prova? Mostra un suo disegno e dice di provare un senso di meraviglia.

Sono opera di Davide Righetti le etichette sulle bottiglie del “Vin del Campus”, il vino da tavola prodotto dalla nostra Cooperativa Sociale.

In poche parole

In una sola frase, chi è Davide secondo Davide? «Una persona che cura il lato artistico, che ama leggere e ascoltare musica, disponibile con le persone amiche».